Museo Ebraico di Berlino Daniel Libeskind

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20 Mag Museo Ebraico di Berlino Daniel Libeskind

Museo Ebraico di Berlino Daniel Libeskind

Nel 1988 il Senato di Berlino Ovest annunciava un concorso per l’espansione del Museo di Berlino; l’intento dell’Ente banditore era di ampliare il Museo di Storia della città di Berlino e di aggregare una sezione dedicata ad ospitare il Museo Ebraico. Nel 1988 la Germania era ancora divisa in due Nazioni e non esistevano musei dedicati alla storia degli ebrei dopo la chiusura, avvenuta nel 1938, del Museo Ebraico di Oranienburger Straße.

Museo Ebraico di Berlino Daniel Libeskind

In quest’opera Daniel Libeskind usa la comunicatività emozionale del messaggio architettonico per ridare la storia del popolo ebraico e della Shoah. L’architettura si combina con la scultura e le geometrie sembrano come lacerate: tagli nelle lamiere di zinco dei rivestimenti, instabilità dei pavimenti, squarci di luce . L’opera è stata realizzata nella parte ovest di Berlino e si sviluppa su cinque piani per circa 15 000 mq. Vi si accede dall’adiacente Berlin-Museum mediante un corridoio sotterraneo, che introduce in un sistema labirintico di pieni e vuoti, concettuale e architettonico . Il corridoio è diviso in tre assi distributivi che rappresentano metaforicamente la storia del popolo ebraico: il primo è emblema della prigionia e conduce alla “Torre dell’Olocausto”, uno spazio chiuso, freddo e buio alto 20 metri simile ad una stanza carceraria; il secondo simboleggia la fuga verso l’esilio e conduce al “Giardino ETA Hoffmann” con 49 steli inclinati di cemento su cui sono piantati alberi. Qui il pavimento è sconnesso per disorientare il visitatore; il terzo percorso riguarda l’antica storia del popolo ebraico e ci guida verso le sale espositive, raggiungibili mediante una scala sovrastata da una serie di travi oblique scomposte che, secondo l’architetto, sono necessari elementi strutturali.

 

Museo Ebraico di Berlino Daniel Libeskind


Il concetto era di plasmare un nuovo edificio accanto al palazzo barocco di 
Kollegienhaus; nell’ inedito complesso dovevano essere piazzato il Museo Ebraico insieme a spazi espositivi per mostre temporanee. Seguendo il concetto di “integrazione” tra i due musei, circa un terzo della superficie espositiva doveva essere riservata al Museo Ebraico.
Nell’Aprile del 1989 venne presentato il progetto vincitore: disegnata da Daniel Libeskind la proposta era decisamente diversa dalle altre 165 inviate e spalancava le porte a una radicale modifica di prospettiva. Il progetto di Libeskind, profondamente ispirato dalla formazione ebraica e dalla tragedia dell’Olocausto, manifestava l’inadeguatezza dell’idea di integrazione fra i due musei fino ad allora predominante, e segnava la strada per la creazione dell’attuale e indipendente Museo Ebraico, dedicato a 2000 anni di storia degli Ebrei in Germania e nei paesi di lingua e cultura tedesca.

 

Between the Lines”
Il progetto di Daniel Libeskind dal titolo “between the lines” (fra le linee) prevedeva, unitamente ad una completa revisione del  Kollegienhaus, un inedito complesso architettonico la cui forma è paragonabile ad una linea spezzata.

Museo Ebraico di Berlino

museo della memoria di Daniel Libeskind

Il progetto, che è stato elaborato un anno prima della caduta del Muro di Berlino, era basato su tre concetti che hanno indirizzato la fondazione del museo: in primo luogo l’impossibilità di comprendere la storia di Berlino senza capire l’enorme apporto intellettuale, economico e culturale da parte del cittadini ebrei di Berlino, in secondo luogo, la necessità di integrare fisicamente e spiritualmente il significato dell’Olocausto nella coscienza e nella memoria della città . In terzo luogo, che solo attraverso il riconoscimento della cancellazione della vita ebraica a Berlino, la storia di Berlino e dell’Europa possono avere un futuro umano.” (Dalla relazione di progetto di Daniel Libeskind)
Dall’ingresso situato nel 
Kollegienhaus, attraverso un grande vuoto in cemento, i visitatori scendono al livello interrato: qui un passaggio unisce il vecchio con il nuovo complesso architettonico, che non ha altro accesso. Il passaggio interrato rende li due stabili a prima vista indipendenti mentre in realtà sono profondamente interconnesse.
Tre diversi assi, ognuno espressione di un tema, collegano il punto di arrivo con altrettante parti del complesso: l’
Asse del Continuità conduce alle gallerie espositive e fa allusione alla storia come continuum; l’Asse delle Emigrazione, che rappresenta l’allontanamento forzato dalla Germania, porta al Giardino dell’Esilio e dell’Emigrazione dove una matrice di solidi in cemento si allaccia agli alberi, ogni solido, inclinato di 12 °gradi dalla verticale, ricrea il senso di smarrimento e di instabilità sentita da coloro che sono stati deportati.
Il terzo asse conduce alla Torre dell’Olocausto; lungo il percorso si incontrano teche trasparenti contenenti oggetti appartenuti a persone vittime della follia dei nazisti.
I tre assi, anche se divergenti tra di loro si intrecciano, rappresentando così i tre temi della storia ebraica in Germania.

Museo Ebraico di Berlino interni

Continuando sull’asse retto che attraversa tutto il museo si incontra un altro bivio che permette di accedere al Giardino dell’Esilio (Giardino ETA Hoffmann): una moltitudine di colonne che da vita a una serie di viottoli molto stretti e disorientanti, piantate su di un piano di calpestio pendente, il quale rende sgradevole e scomodo il camminare. Le colonne sono 49: 48 stanno per 1948, l’anno di nascita dello Stato di Israele, mentre la quarantanovesima colonna rappresenta Berlino ed essa contiene della terra proveniente da Gerusalemme; le altre colonne presentano in sommità piante di olivo che rappresentano pace e speranza, le quali piante non sono raggiungibili dal visitatore del giardino, che vive l’angoscia di non poter toccare la sommità delle colonne. Il percorso principale del museo presenta infine la scala che permette di raggiungere i livelli superiori: la Scala della Continuità. Essa incarna il sentimento di speranza e di rinascita del popolo ebreo che ha attraversato un percorso difficile e tormentato ma che guarda al futuro nonostante tutto.

Museo Ebraico di Berlino Daniel Libeskind

L’architettura si realizza in un unico volume massivo, pesante ed imponente, che si sviluppa su cinque piani per circa 15 000 mq, presenta un immagine piuttosto rigida grazie anche ai colori cupi del cemento spesso lasciato a faccia vista (all’interno). La pelle esterna dell’edificio è costituita da pannelli in zinco caratterizzati da fessure e tagli disposti in maniera casuale, i quali sono gli unici elementi finestrati che permettono di guardare attraverso gli spessi muri del museo.

 

Il Museo Ebraico di Berlino di Daniel Libeskind
Osservando le piante del museo diventa evidente il motivo per cui Libeskind ha denominato il suo progetto ” Between the Lines “. Due linee, una spezzata e l’altra interamente rettilinea si incrociano cinque volte; “I vuoti verticali definiti da pareti in cemento sono in corrispondenza dei punti di intersezione. Essi sono lasciati vuoti, non riscaldati e poco illuminati e rappresentano Ciò che non può mai essere esposto quando si tratta di storia ebraica di Berlino: l’umanità ridotta in cenere. (Daniel Libeskind, 2000).
Il pavimento di uno dei vuoti è coperto dall’ imponente installazione “Shalechet” (Fallen Leaves, foglie cadute) di Menashe Kadishman, realizzata da centinaia di volti ritagliati da piastre d’acciaio.

museo ebraico piante

 

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