Roma, viaggio nella città dello sport di Calatrava

31 Dic Roma, viaggio nella città dello sport di Calatrava

Roma, viaggio nella città dello sport di Calatrava

A Roma nel cantiere della Città dello Sport di Calatrava i lavori sono fermi da tre anni. Hanno lavorato anche 300 operai al giorno, con doppi turni, per correre contro il tempo verso la meta dei mondiali di nuoto del 2009, e realizzare una maxi-struttura polifunzionale in un’area di 50 ettari. Ma da giugno 2011 il cantiere è rimasto al 35%, è stato messo in sicurezza ed è costantemente sorvegliato. E quella che doveva essere la Città dello Sport altro non è che una vera cattedrale nel deserto: una struttura in cemento armato alta 20 metri, di cui 14 sono fuori terra. Su questa si attestano le travi in acciaio delle due strutture gemelle di coperture.

Roma, viaggio nella città dello sport di Calatrava

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Sulla carta le due cupole sono alte 80 metri, sono strutture leggere e si caratterizzano per la presenza di pieghe continue. In cantiere, si vede solo una struttura di copertura, c’è l’acciaio e mancano i vetri. “L’arco centrale che connette le due strutture gemelle, il palasport e il palanuoto, è lungo 130 metri. Le arcate del basamento – racconta il direttore del cantiere – sono tutte diverse una dall’altra, alcune arrivano a terra altre no. Le sezioni delle nervature sono molto sottili: hanno uno spessore di 50 cm negli archi e di 60 nei setti. Nel basamento si contano 204 archi, uguali due a due, con inclinazioni e lunghezze variabili. Tante cassaforme sono state utilizzate una sola volta perchè numerosi sono gli elementi unici e particolari in questo cantiere”.

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Un’opera complessa, per l’architettura spagnola, per l’ingegneria italiana, ma soprattutto per la gestione in cantiere. “Sono stati gettati 60mila mc di calcestruzzo pieno – aggiungono i tecnici del cantiere – che corrisponde a quanto servirebbe per riempire completamente di calcestruzzo 12 palazzine da 15 appartamenti ciascuna. Nella struttura di copertura ci sono 6,8milioni di kg di acciaio, una quantità comparabile con quella della Torre Eiffel”.

 

Siamo a Tor Vergata, oltre il grande raccordo anulare, dove l’ex sindaco Walter Veltroni sognava di realizzare un polo sportivo monumentale, sull’onda dell’operazione realizzata per Atene 2004 (costruita, utilizzata ma oggi in grave stato di abbandono) e firmata proprio da Santiago Calatrava. Non lontano da Tor Bella Monaca, in una di quelle periferie da rammendare, come dice Renzo Piano, trattandosi della più grande area pubblica romana urbanizzata (600 ettari), non lontana dal campus universitario progettato da Marco Tamino (Ingenium Re) e dalla nuova Agenzia Spaziale dello studio 5+1AA.

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Il progetto non è nemmeno inserito nel recente censimento del Ministero delle Infrastrutture che conta 671 incompiute italiane. Per questa cattedrale non ci sono risorse da investire, è sfumata l’occasione di un grande evento per procedere con urgenza alla meta, e soprattutto manca una visione alternativa e perseguibile.

Nei mesi scorsi in ambito accademico si è ventilata l’ipotesi di realizzare un giardino botanico sul modello di quello esistente a Singapore, ma ora sui tavoli dell’assessorato all’Urbanistica del Comune di Roma, c’è il concept di una nuova soluzione tutta da valutare in termini di spesa, di fattibilità e di costi di gestione: il palanuoto potrebbe diventare infatti una nuova sede universitaria delle facoltà di Matematica e Scienze: la superficie oggi libera, sopra i vuoti delle due grandi piscine, potrebbe ospitare una nuova struttura, a più livelli: un edificio dentro l’edificio, sotto la copertura reticolare.

 

 

Il futuro si fa attendere intanto dal 2o11 la Città dello Sport è il simbolo dello spreco italiano, un patrimonio di architettura e ingegneria potenziale: “nel raggio di 30 minuti vivono 675mila persone, e se il raggio si estende fino a due ore di auto – racconta Maurizio Geusa, architetto che ha seguito l’operazione per conto del Comune di Roma – il bacino potenziale è di 9,5 milioni di cittadini, l’intera Italia Centrale tra Terni e Napoli”. L’area è oggi accessibile dalla rete autostradale e si trova sulla direttrice della futura diramazione della linea C della metropolitana.

Le speranze di veder disincagliata l’opera sono minime. Intanto, almeno per fare cassa, qualche cantante o qualche regista potrebbe valutare l’ipotesi di affittare il cantiere come un set. A Roma è già successo: il cantiere del Palacongressi di Fuksas l’anno scorso è stato affittato ad un’azienda leader nel mondo della telefonia, per il lancio di un nuovo prodotto.

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