La Royal Academy festeggia Richard Rogers

24 Dic La Royal Academy festeggia Richard Rogers

La Royal Academy festeggia in grande stile l’80esimo compleanno di uno dei suoi membri piú illustri, dedicando una mostra a Richard Rogers. E’ una celebrazione dei molti progetti realizzati dall’architetto anglo-italiano, dal dirompente e innovativo centro Pompidou di Parigi del 1977, con Renzo Piano, fino all’ardito grattacielo Leadenhall ora in costruzione nella City. Ma é anche un’esplorazione delle idee e della filosofia di un uomo noto per le sue ferree convinzioni e la sua capacitá di metterle in pratica.

“Quello in cui credo é piú importante di quello che ho realizzato,” dichiara Rogers portando i giornalisti in giro per le sale della mostra. In primo luogo la convinzione dell’importanza sociale dell’architettura, dell’impatto che puó avere in positivo o in negativo non solo sull’aspetto delle cittá ma sulla vita delle persone che ci abitano. “Il good design ci rende piú umani, il bad design ci priva della nostra umanitá,” afferma. Convinzioni sociali che si traducono in impegni concreti: il 20% degli utili del suo studio va in beneficenza e non ci sono grandi divari negli stipendi degli architetti, da Rogers all’ultimo degli assunti.

Richard Rogers, l'architettura sociale di un ottantenne visionario

La mostra si chiama “”, un richiamo alla sua architettura “a rovescio”: Rogers é stato un pioniere nel mettere all’esterno dei suoi edifici elementi strutturali o funzionali che erano sempre stati nascosti, sia per sottolineare la loro importanza che per liberare spazi all’interno. Come i celebri ascensori esterni del Lloyd’s Building, che nel 1978 aveva scioccato la City, o come i tubi del riscaldamento e dell’aria condizionata fuori dal centro Pompidou, dipinti a colori vivaci per essere ancora piú visibili.
Le tinte vivaci sono un leit-motif dell’opera di Rogers, secondo cui “i colori determinano e rafforzano l’umore di un edificio, enfatizzano i suoi ritmi, le sue geometrie e le sue proporzioni.” Un’altra caratteristica comune é la presenza di spazi pubblici e condivisi: secondo lui il rapporto tra architettura e democrazia é molto stretto, e gli edifici devono essere il piú possibile trasparenti e aperti al mondo e agli altri. Anche il Leadenhall, grattacielo in costruzione proprio di fronte al Lloyd’s Building, e subito ribattezzato dai londinesi la “grattugia” per la sua forma rastremata, pur compresso tra gli altri edifici comprende al suo interno un grande spazio comune, aperto e verde. Il Parlamento del Galles, é letteralmente trasparente, nell’auspicio che la politica lo sia altrettanto.

La mostra comprende grandi plastici e modelli delle opere realizzate e di quelle rimaste solo progetti, come il Centro Congressi di Roma, video, fotografie, schizzi, appunti e disegni, ma anche oggetti personali cari a Rogers, da un libro su Brunelleschi alla bici pieghevole che usa per girare in cittá. L’ultima sala della mostra é dedicata al suo grande progetto attuale: nientemeno che la trasformazione di Londra in una cittá sempre piú verticale ma anche piú verde. Si tratta di costruire nuovi ponti, piantare un milione di alberi, e aggiungere piani e dimensioni agli edifici esistenti. Secondo Rogers gli edifici devono essere flessibili e mutevoli, sempre passibili di miglioramenti e aggiunte, non “templi congelati”.
L’architetto conclude il suo tour della mostra ricordando il giuramento dei cittadini ateniesi di 2.400 anni fa, che secondo lui dovrebbe essere il motto di ogni architetto: “Lasceró questa cittá non meno ma piú bella di come la ho trovata.”

Condividi
No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.