Jean Nouvel – L’ufficio che Abiteremo

Jean Nouvel – L'ufficio che Abiteremo

24 Nov Jean Nouvel – L’ufficio che Abiteremo

Principio che presenta l’architetto Jean Nouvel con la sua installazione ‘Progetto: Jean Nouvel – L’ufficio che Abiteremo , al Salone dell’Ufficio, interpretando attraverso cinque luoghi differenti il tempo dedicato al lavoro. Un concetto non nuovo, ma attualmente di rilevanza fondamentale, in quanto attività che occupa ore e ore della nostra giornata, diventando parte strutturante delle nostre vite, relazioni, orgoglio, desiderio e umore.
Negli anni le tecnologie legate al web hanno invaso ogni campo, cambiando i processi della maggior parte delle
attività lavorative in maniera sempre più prepotente. Oggi, molti lavori, si potrebbero svolgere in ogni luogo, e le reti globali sempre più fitte accentuano il cambiamento slegando la scansione temporale tradizionale, non più dettata (solo) da fattori naturali, come il sorgere e il calare del sole, ma dall’adattamento ai vari fusi orari, dalla necessità di comunicare con l’altra parte del mondo e trovare dunque tempi d’incontro.
Il lavoro non è più un ‘mordi e fuggi’ rilegato ad uno spazio temporale preciso, che si colloca in un altrove dal ritorno alla dolce casa.

Jean Nouvel, Pritzker Price 2008, al Salone, presenta un’installazione che trasporta in una realtà possibile e in atto sull’idea dello spazio lavorativo. L’architetto ripensa l’ufficio in quanto ambiente diversificato e caratterizzato, cambiando il principio che lo lega ad un luogo standardizzato. Il visitatore del Salone passeggia immerso in una nuova atmosfera legata al lavoro che punta al piacere e alla qualità, al benessere, caratterizzando quegli ambienti che prendono un’importanza preponderante nell’occupazione del nostro tempo, per necessità.
Arredi di Michele De Lucchi, Marc Newson, Philippe Starck, Ron Arad e Patricia Urquiola definiscono gli spazi introdotti da immagini di personalità fonte di ispirazione per l’architetto francese: il fotografo Elliott Erwitt -penso che l’ufficio dovrebbe essere vicino a dove si abita-; la fashion designer Agnes B -lavorare dove l’arredamento non disturba, in modo che la mente possa sognare-; l’artista Michelangelo Pistoletto -rischiamo di essere robot, dobbiamo riacquistare umanita’-; il regista Alain Fleischer -la superficie della mia scrivania è una pista d’atterraggio-.

I nuovi uffici, nell’idea di Nouvel, sono legati da un filo rosso che porta sempre nella medesima direzione: una maggior qualita’ nella realizzazione dei luoghi lavorativi, ripensando alle relazioni che ivi si innescano, alle necessità che il lavoratore richiede, ai desideri che la mente ricerca, al tempo che a questi luoghi viene dedicato. I prodotti ‘da ufficio’ entrano così in spazi domestici riqualificando classiche abitazioni attraverso accostamento di elementi tecnici e mobilio casalingo; il dismesso capannone industriale presta le sue enormi luci regalando spazi ampi e luminosi che vengono attrezzati per la giornata lavorativa ribaltando l’idea del lavoro in quanto obbligo che tiene incatenati i destini, ma creando un senso di libertà; le pareti sono hitech, smontabili, movibili, adattabili perchè si chiudono definendo luoghi raccolti per la voglia di isolamento dedicato al pensiero e si aprono in grandi spazi per la relazione e lo scambio intellettuale e pratico. Non si tratta di utopie, ma di rappresentazioni della vita quotidiana.
L’abitazione stessa diventa culla dell’attività lavorativa : accanto alla scrivania è possibile trovare una cucina, perfettamente attrezzata; non banale: il piacere culinario può stimolare l’attività creativa e, dunque, per quale motivo il luogo non può essere il medesimo?!

Dall’esperienza mutuata da architetture come il Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso, che ospita aziende, centri di ricerca, laboratori e attività di produzione High-tech, presso Dalmine, e dalle Officine Ferrari a Maranello, l’architetto Jean Nouvel innalza l’ufficio da spazio lavorativo a spazio vissuto: ufficio da abitare, rappresenta la volontà di rendere piacevole anche quella parte di responsabilità etica e dovere: ‘il lavoro’, afferma lo stesso architetto, ‘è una parte integrante del vivere, e spesso spendiamo più tempo in ufficio che a casa’.
In mostra fino a chiusura Salone, il 14 aprile.

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