Heydar Aliyev Center, Baku Zaha Hadid

Heydar Aliyev Center, Baku Zaha Hadid

15 Ago Heydar Aliyev Center, Baku Zaha Hadid

Heydar Aliyev Center, Baku Zaha Hadid

Difficile trattare in poche righe una questione complessa come il rapporto tra culture diverse e lontane. Purtroppo, però, negli ultimi anni l’incontro/scontro tra un Occidente tuttora dominante e un nuovo mondo molto ricco, ma con ingiustificati complessi d’inferiorità, ha prodotto spesso architetture inserite a forza in contesti con cui non hanno alcuna relazione. È il caso dell’Heydar Aliyev Center, il maestoso auditorium-centro culturale progettato dall’anglo-irachena Zaha Hadid a Baku, capitale dell’Azerbaigian. Forme libere, completamente slegate da ciò che le circonda, con funzioni estranee ai ritmi locali e appetibili, forse, soltanto per i turisti. Un esercizio architettonico fine a se stesso, buono unicamente per fare un po’ di pubblicità a Baku.

 

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Forme elaborate, tra cui ondulazioni, biforcazioni, pieghe, inflessioni, modificano la superficie di questa piazza trasformandola in un paesaggio architettonico che svolge una serie di funzioni di accoglienza e indirizzo dei visitatori ai diversi livelli interni dell’edificio. In questo modo l’edificio cancella la differenziazione convenzionale tra oggetto architettonico e paesaggio urbano, involucro edilizio e piazza cittadina, figura e sfondo, interno ed esterno. Il Centro Heydar Aliyev è un simbolo nazionale per l’Azerbaijan, un catalizzatore per la rigenerazione e, in senso lato, un fiore all’occhiello per la regione. La realizzazione dell’audace progetto di Zaha Hadid Architects ha richiesto la collaborazione di esperti provenienti dalla Turchia, dagli Emirati Arabi Uniti e da altri paesi più lontani. Questo spiega il fattore del “sentirsi bene” e la mentalità del “si può fare”, che ne hanno reso possibile la realizzazione. Il Centro Heydar Aliyev è stato nominato Progetto dell’anno 2014 dal Design Museum di Londra, prima volta per un progetto architettonico.

È nella progettazione dell’auditorium che l’approccio dello studio Zaha Hadid Architects può essere visto nella sua veste più formale e la vorticosa geometria delle strutture in quercia bianca americana è stata una delle principali sfide che il team di progetto dello studio ha dovuto affrontare. Da İkoor, l’impresa appaltatrice specialista con sede ad Ankara, responsabile della costruzione dell’auditorium, gli architetti si aspettavano una realizzazione alla lettera del loro progetto, fornendo poco spazio per la sua razionalizzazione. Le forme della sala, che sembrano trasformarsi in sequenza algoritmica da una baia all’altra, non potevano essere ricondotte a moduli ripetitivi. All’inizio, alla İkoor non erano sicuri di come procedere, e hanno valutato le alternative di una scocca in legno massello, dello spessore di 45 mm, per prestazioni acustiche ottimali, e di uno scheletro rivestito in legno. Hanno anche preso in considerazione il polistirolo espanso sagomato con macchine a controllo numerico, rinforzato con fibra di vetro e impiallacciato in legno. Preoccupati per la precisione del risultato, non garantita dalla possibile espansione e contrazione delle venature del legno, alla İkoor hanno respinto queste opzioni a favore di una quarta che hanno chiamato “falegnameria artigianale ingegnerizzata”, che consisteva nel lavorare con il software Rhino per costruire con precisione uno scheletro da elementi MDF orizzontali e verticali.
Questi elementi sono stati realizzati con macchine a controllo numerico, in modo da poter essere assemblati per ottenere una forma che è un risultato preciso della superficie finita del modello di Zaha Hadid Architects. Successivamente questa superficie è stata coperta con quattro strati di elementi in quercia bianca americana dimensionati con precisione nella sezione di 10 mm x 10 mm, successivamente incollati, inchiodati, lavorati e regolati fino a corrispondere precisamente alla geometria modellata dagli architetti, infine controllati con modelli generati in modo digitale. Questa era la fase artigianale dell’operazione. Ogni baia dell’auditorium comprende tre sezioni, una per il soffitto e due per le sue pareti laterali, assemblate utilizzando da 8 a 15 sottocomponenti. Tale era l’ampiezza del progetto che nell’auditorium sono stati utilizzati 230 metri cubi di quercia bianca americana. Melih Gün, co-fondatore e proprietario di İkoor, ha affermato che la quercia bianca americana è stata scelta soprattutto perché “avrebbe reso bene in un ambiente in cui i livelli di temperatura e di umidità sarebbero stati variabili, è omogenea nella struttura, è di colore giusto rispetto al risultato finale desiderato, ha buone proprietà di lavorazione e, cosa più importante per questo progetto, ha una buona prestazione acustica“.
İkoor non era solo il contraente di questo progetto, ma è stato anche responsabile dell’acustica e delle attività di coordinamento relative all’auditorium. L’azienda ha lavorato insieme al Dr. Mehmet Çalışkan di Mezzo Stüdyo Acoustic Consulting, anche lui di Ankara. Per ragioni acustiche, le superfici interne sono state costruite come un guscio all’interno di una scatola. Una volta che questa scatola è stata costruita, la calotta interna è stata attaccata ad un telaio interno in acciaio con una connessione flessibile gomma-acciaio alle facce interne della struttura stessa. Un guscio intermediario di isolante acustico e cavi di sospensione in filo d’acciaio multistrato migliorano ulteriormente l’isolamento acustico. Anche se questo non è stato un intervento di routine per il team di progetto, la sua più grande sfida è stata l’acustica del tetto dell’auditorium. Questa sfida era in parte insita nel brief del progetto, che richiedeva che l’auditorium potesse essere usato sia come spazio per conferenze, che ha bisogno di un basso riverbero affinché la voce possa essere sentita chiaramente, sia come auditorium per la musica, che trae vantaggio da una riflessione maggiore e da un’acustica più ricca.
La proposta di utilizzare l’auditorium per l’opera e il balletto così come i concerti era un’ulteriore complicazione, perché ognuno di essi richiede una diversa configurazione della copertura di orchestra e buca. La geometria prescrittiva di Zaha Hadid Architects, la scelta di finiture superficiali riflettenti e il desiderio di non mettere in opera miglioramenti acustici che avrebbero trasformato l’aspetto della sala in base al suo utilizzo, hanno complicato ulteriormente la questione. Non si è trattato solo di un esercizio di ricerca di forma acustica.
Mezzo Stüdyo, non estraneo alle visioni degli architetti sugli auditorium o alle richieste contraddittorie dei clienti, non si è scoraggiato e, come gli altri membri del team di progetto, ha accettato le richieste dettagliate di Zaha Hadid Architects come un dato di fatto. Mezzo Stüdyo sapeva anche di poter contare su un deus ex machina: l’acustica di volumi di spazio accoppiati. Si tratta di due o più spazi collegati da una superficie comune acusticamente trasparente, nota come apertura di collegamento. Il concetto si basa sui requisiti di tempo diversi per il decadimento del suono nei diversi spazi. Ciò comporta che l’eccesso di energia in uno spazio durante il processo di decadimento venga trasferito all’altro spazio. Questo può produrre un decadimento del suono adatto alle qualità acustiche desiderate all’interno di uno spazio. Nel caso del Heydar Aliyev Center, un ribassamento inutilizzato del soffitto adiacente all’apertura del proscenio dava l’opportunità di costruire uno spazio chiuso con superfici riflettenti che agisse come volume di accoppiamento. La sua configurazione è stata ottimizzata attraverso simulazioni acustiche utilizzando il software Odeon. La risultante configurazione di aperture multiple permette una migliore diffusione e flusso dell’energia in eccesso.
“Come per tutto il nostro lavoro, il progetto del Heydar Aliyev Center è derivato dalle nostre indagini, dalla ricerca della topografia del sito e dal ruolo del Centro nel suo più ampio contesto culturale . Con l’ausilio di queste relazioni articolate, il progetto è incorporato in questo contesto ed è aperto alle future possibilità culturali della nazione” hanno concluso i progettisti di Zaha Hadid Architects.

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